versi-colori

nella fessura del muro davanti
affuocava paesaggi a memoria
che si mutassero impermanenti
ad ogni volta di luce e d'ombra
e già un pò indietro e d'intorno
 
inanimati quelli che da sempre
tagliavano da orizzonti inserviti
le scene e di ognuna i tramezzi
ne occhieggiavano l'immobilità
e di quella avevano impazienza
di cavar via le radici e l’orizzonte

una cicatrice di paura lo protesse
da pietra e calce di muro disfatto
quando restò solo quella fessura
d’ogni paesaggio passato e futuro
a trattenere la sua cecità perduta
 
 
sono montagne
dove i gabbiani
mutano palma
in artigli rapaci
di plastica erte
e becchi trafitte
fin dove battigia
di città anonima
s'incurva presto
e nell' orizzonte
sfrange di gridi
il cielo e percola
alle nostre esuli
strafottutementi
fetore di pensieri
disfatti e schizzi
di marea terrosa

si alzano in volo
quando la benna
s'affonda e pare
che li getti all'aria
a cercare il vento
ma non sanno più
la corsa e il verso
e stanno a girare
e frugare se mai
un sogno s'azzardi
a filare improvviso
sull'onda, incauto
 
 
saprei perfino abitare
ma fuoristagione
radici al vento, e
giorni e verbi ordinati
a sparigliare d'intorno

se almeno continuasse
da qui il viaggio
senza partenze
e da nessuna periferia
s'annunciasse, la meta
 
 
e-stremati rostri
di strame
tremante
astraggono
trame esterne
allo stato nostro
tramezzato
e tradiscono
tratto per tratto
di maestrale
il transumare